La sindrome di Salgari, il vino va bevuto!

Pubblicato: 13 giugno 2011 in Riflessioni sul Vino

13 Giugno 2011

La sindrome di Salgari, il vino va bevuto!

Esordire, si sa, è sempre difficile. D’altronde ogni forma di genesi porta con sé quel pathos che è impossibile ritrovare in ogni altra fase di vita di qualsiasi atto. Così è per la nascita dell’uomo, così per il suo primo passo, e così quando si stappa un vino. In quella frazione di secondo è racchiuso interamente il mistero che separa il nulla dal tutto. Ebbene questa è la condizione nella quale io mi son trovato prima di questo esordio, come un “tutto” in attesa di esistere.

Orbene siamo a noi, anzi a voi, poiché mi è parso doveroso dedicare a tutti i lettori di questo magnifico blog il primo articolo della mia penna virtuale.

L’argomento, lungi dal calcare tecnicismi per abili e navigati sommeliers, è però, nella sua semplicità, tutt’altro che banale.

Proveremo oggi a spiegare e capire insieme il valore del bere, ponderando i differenti aspetti che fanno di un amante del vino un intenditore.

Esordirei con una premessa: Nessuno è in grado di capire tutto del vino. E con ciò intendo dire che, in considerazione del grado di sofisticazione raggiunto col passare degli anni, nonché della comparsa di schiere di consumatori sempre più esigenti, l’universo enologico, e con esso i suoi adepti, hanno dovuto impalmare necessariamente la via della specializzazione.

In parole povere un grande intenditore di Nebbiolo potrebbe non riconoscere un Gamay, e questo non significherebbe che costui è impreparato, ma, piuttosto, che la sua preparazione ha un preciso limite.

Ricordo che durante una degustazione due dei presenti iniziarono a discutere sulla percettibilità o meno, al naso, della mammola in un dato vino, per giungere, dopo diversi minuti di acceso dibattito, alla conclusione che stavano degustando due vini diversi.. uno dei due aveva sbagliato calice!

Ora, oltre che buffo, tale evento fu per me argomento di grande riflessione, poiché mi fece intendere che molto spesso, nella foga di trasformare in pratica le pur essenziali nozioni apprese dai libri e dai corsi, finiamo per non capire più cosa abbiamo davanti. Per meglio trasmettere la condizione in cui versano taluni soloni del mondo del vino farò riferimento ad un grande autore della letteratura italiana: Emilio Salgari.

Ebbene Salgari fu ideatore prima che autore di alcuni tra i più bei romanzi d’avventura, artista in grado di raccontare luoghi e persone talmente bene da far rivivere nelle sue pagine ciò di cui scriveva, ma egli non passò alla storia tanto per la finezza della sua scrittura, quanto per un dato molto più significativo, ovvero il fatto di raccontare di viaggi e posti in cui lui non era mai stato, e che spesso erano solo il frutto della sua immaginazione. Ciò con il vino non funziona, anzi si! ..Ed è questo il problema.

Mi è capitato più volte di affrontare discorsi con persone più o meno preparate e giungere alla conclusione che loro, quel dato vino del quale si parlava, lo conoscevano solo per l’etichetta, oppure, nella migliore delle ipotesi, ne avevano saggiato un dito a margine di una degustazione guidata.

Sacrosante degustazioni, didattica della ditattica, teoria della pratica. Lungi da me disconoscere l’essenzialità della formazione scientifica, non potrei, incorrerei in un evidente controsenso. Lo studio è alla base dell’apprendimento, gli uomini di scienza lo sanno, ma è altrettanto vero che l’esperienza è nulla senza l’essenziale apporto della realtà pratica. Tradotto suona così: conosci una cosa solo dopo averla studiata, ma non solo perché l’hai studiata..

L’imperativo dunque è bere, saggiare, confrontarsi, poi ripetere tutto da capo. Non intendo dare consigli, né ergermi a giudice dei singoli percorsi enologici, voglio solo testimoniare l’essenzialità di un atto, il bere, che spesso finisce per essere dimenticato in bottiglia, dietro il tappo di tanti discorsi.

L’eccezionalità di un vino, dopo tutto, risiede nella reazione emozionale che lo stesso è in grado di procurare in colui che ha l’onore di assaggiarlo, esistono romanzi e non vini di fantascienza. Ah, come sarebbe bello se i libri potessero grondare vino, se quel sentore di idrocarburi, o di copertone bruciato potessero sollecitare le papille gustative nell’atto di essere letti.. ma ciò non è possibile.  

Leggere di un vino, studiarne la scheda nei dettagli, approfondirne le peculiari tecniche di produzione, scervellarsi alla ricerca delle somiglianze con altri cloni, persino raccogliere la testimonianza d’altri, sono elementi caduchi se resi orfani del banco d’assaggio; bere senza approfonditamente studiare è decaudare, studiare senza approfonditamente bere è decapitare.

La conclusione di questo piccolo percorso riflessivo sulla essenzialità del bere, ci ha portato, dunque, ad un nuovo banco di prova. D’ora in poi alcuni di voi, spero, prima di proferir parola su di un vino si porranno questa domanda: Ma io questo vino lo conosco sul serio? I più maligni, invece, a parti invertite, porranno lo stesso interrogativo ai loro interlocutori: Ma tu questo vino lo conosci sul serio?  

La corrispondenza tra la risposta data a sé stessi in cuor proprio e quella pronunciata a voce alta sarà l’unico elemento che ci consentirà di comprendere, una volta per tutte, se saremo mai in grado di sdoganarci dalla sindrome di Salgari…  

 

Mauro Illiano

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...