Abraxas: Allegoria di un inizio, il mio inizio..

Pubblicato: 30 giugno 2011 in Ristoranti d'ispirazione

Non avrei dovuto mai sfidare una così avversa sorte, lo so, ma nonostante tutto l’ho fatto, poiché solo dopo averci provato avrei avuto contezza di ciò. Un solo pensiero mi rende pago, il pensiero che oggi, sia essa un bene o un male, esiste una testimonianza scritta della mia passione, un testamento virtuale dell’infinitamente minuscolo patrimonio che mi è capitato di accumulare vagando tra vigne e cantine negli ultimi dieci anni della mia vita.  

Coloro che mi conoscono si staranno chiedendo come mai io abbia deciso di dedicarmi a questo articolo, coloro che non mi hanno mai incontrato, invece, potrebbero rimanere sorpresi del fatto che un semplice appassionato come me senta il bisogno di scriverne uno su di un’osteria.

Ebbene vi confiderò che quello che sto per descrivere, è stato ed è per me più di un ristorante, potendosi ascrivere, invece, nel novero dei luoghi della mia “infanzia eno-gastronomica”, vera Sabrosa “Magellanica” della mia circumnavigazione del ristoglobo..

Non potrò mai dimenticare, infatti, l’essenzialità in fatti ed in atti rappresentata dall’opera di indottrinamento operata su di me dal mio amico e maestro Nando Salemme..  uomo di altri tempi, poeta dalla rarissima dote di incantare con gesti.

Il fine ultimo di questo mio omaggio in parole, è quello di recuperare, al fine di condividerlo con voi, il tempo delle mie emozioni per fare della mia esperienza un bene comune. 

Se avessi potuto avrei coinvolto, nelle conversazioni che mi hanno condotto alla stesura di questo piccolo articolo, tutti gli appassionati che ho incontrato in questi anni, ma ciò è risultato impossibile, per cui mi limiterò a dimostrare loro che, nonostante le angherie della moderna esistenza, i sogni esistono e si possono ancora realizzare. Ad ogni uomo spetta un sogno, e ad ogni sogno spetta una chance di prendere vita, il sogno di Nando si è avverato e porta il nome di Abraxas..  

Ripida ma addolcita da sinuose curve scomparenti nel verde, si inerpica una via, che partendo dalle porte dell’ade, spalancate tra i laghi di Lucrino e Averno, fendono i pini posti ai margini della strada. Così, seguendo la rugosa conformazione di un vulcano estinto, si giunge in cima al cratere..

Ancora su per un tratto, sino ad imboccare una calle minore, i pochi metri fatti di sobbalzi ed attesa, poi l’olimpo. Un terrazzamento nudo, alla cui sinistra l’occhio spazia da una vigna sino a giungere ai panorami isolani d’Ischia, intervallati da un mare lucente e perennemente calmo in apparenza. Ma è a destra che vive l’universo più interessante..

 

Pietra e legno, tegole e vasi, disseminati in un corridoio di venti passi, poi due porte. A voi la scelta; indifferente il risultato, poiché una volta giunti sin lì la parte più importante del vostro compito è terminata.. Varcata quella soglia, infatti, non avrete più di che preoccuparvi, il tempo e lo spazio assumeranno una dimensione differente o, almeno, così apparirà a voi..

Due ambienti differenti, nati in due momenti distinti. Il piano terra, vera “tana delle tigri” dei primi tempi dell’Abraxas, dove, nelle serate d’inverno, con un po’ di immaginazione, si possono ancora udire le voci dei primi avventori chiedere delle noci da schiacciare al momento, o le note della tammurriata dei venerdì, in cui insospettabili bevitori si lasciavano ammaliare dai suoni del sud.. In pochi ricorderanno la magia che questo ambiente era in grado di suscitare nei primi trenta fortunati, ma coloro che lo ricordano, sono certo, non lo dimenticheranno mai..

Un’incantevole scala dalla coda strozzata conduce al primo piano, attraverso un suggestivo viaggio dal passato al presente. Così si giunge da Isra’ a Mi’raj ovvero dal Tempio Santo al Tempio Ultimo, passando su gradini impregnati di storia, e superando una botola invisibile che un tempo esisteva e forniva l’accesso alla stanza del “sapere”. Quella che oggi è divenuta la sala del primo piano, trionfo di abbinamenti ed arredamento (finemente studiato e rivisitato costantemente da Nando), un tempo era l’Aula Magna, dove i maestri del bere offrivano la propria scienza ai pochi astanti disposti ad imparare, dove fui allievo insieme a mio fratello, e dove imparai a conoscere l’anima di questo luogo..      

Ed oltre questo grande spazio di convivio, altri ambienti dominati dagli elementi del legno e del bambù sono in grado di testimoniare il carattere di questa osteria, dove a comandare, dal piatto agli scenari, è la natura. Una natura per nulla soffocata, anzi coccolata da Nando e la sua adorabile moglie Vanna, tanto da ricreare, sebbene in versione minuscola, un vero giardino pensile in terra campana.. Un torchio e delle piante d’orto rammentano ai commensali la semplicità del luogo e delle persone che lo abitano, un salotto fine ed essenziale posto su una pedana sospesa tra terra e cielo sembra poter condurre in una dimensione ultraterrena, e tutto intorno la magnificenza dei Campi Flegrei si mostra in ogni sua forma.

No, non la dimenticherei mai. Sto parlando del caveau.. ovvero della cantina. Sempre al fresco (perché climatizzata), ben frequentata (da migliaia di etichette), e capiente al punto da ospitare due ambienti in cui Nando ha voluto, ancora una volta, regalare emozioni ai suoi clienti: due tavoli separati nel sancta sanctorum..

Non intendo arrovellarmi in descrizioni leziose della cucina che avrete modo di saggiare in questo incantevole luogo, non è il mio scopo, vi dirò solo che cucina Tommaso Di Meo, giovane artista contemporaneo, e che l’intervallo tra le sue creazioni ed il vostro mento sarà colmato da un equipe di professionisti del servizio capitanati da Dino, vero leader di sala.

Un’ultima avvertenza, non crediate di vedere Nando confinato dietro una cassa a litigare con un battitore di scontrini, l’uomo del quale vi parlo è la vera anima del locale, organo essenziale della meravigliosa creatura che è stato in grado di generare. Lo vedrete piuttosto comparire all’improvviso, lo vedrete immerso in discorsi tecnici afferenti il vino, lo vedrete ridere, lo vedrete stappare il suo amato Taurasi, lo vedrete fare da Cicerone ai nuovi arrivati, lo vedrete fermo ad osservare la terra che ama.. ma, cosa più importante, non lo vedrete mai intento a sprecare un solo istante della sua vita, innamorato com’è del suo progetto in costante realizzazione, che non ha modo di riposare, poiché, Nando lo sa, ciò che si muove è vivo..  

Mauro Illiano (Enone Oneno)

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