Elogio alla scoperta: Germania, Renania, “Riesland”

Pubblicato: 19 luglio 2011 in Il Vino in Viaggio

Non mi sarei mai immaginato di potermi innamorare della Germania: troppo distante dai miei interessi a quel tempo, troppo lontana dalle mie rotte, immensamente vicina ad una tipologia di viaggio mai preso in considerazione prima..

I vagabondaggi però, si sa, sono pezzi di storia che vivono in ognuno di noi in un tempo precedente a quello in cui il primo passo calpesta la terra straniera, e basta poco per rimanere vittima del fascino che ognuno di loro è in grado di esercitare. Nel mio caso bastarono le parole entusiaste di mio fratello, i suoi racconti, le sue aspettative, la sua ars oratoria, la sua irrefrenabile voglia di “andare”, era il 2005, gli occorreva un compagno di viaggio, quindi…

Poche le mie ambizioni, molte le perplessità, una sola certezza: non avere alcuna idea di quel luogo.

Buttammo giù un programma di viaggio di diciassette giorni. Berlino, Dresda, Erfurt, Weimar, poi la Baviera, un passaggio a Mainz via Friburgo, prima di giungere finalmente in Renania.

Vi dirò, passare dal Baden alla Rheingau è cosa affatto semplice, ma ciò non tanto per l’avversità dei sentieri, piuttosto per il magnetismo di alcune città della Foresta Nera Meridionale.

Voglio dire che dopo aver visitato Friburgo, con il suo Munster, i suoi mosaici a fare da mantello alle facciate dei palazzi storici, le sue taverne zeppe di vita e di cultura.. venire via da tanta amenità è un colpo al cuore.

Ma nonostante ciò, il passo dei viaggiatori è inesorabile, e non conosce tempo oltre il suo. Partimmo..

Una via dritta fino a Magonza, i pochi chilometri che la dividono da Bingen.. poi l’apocalisse.

Nel tratto compreso fra Coblenza e Bingen il Reno scorre in una profonda valle fiancheggiata da monti scistosi, serpeggiando sinuosamente fra castelli e vigneti e suscitando la stessa meraviglia che desta una leggenda: pendici ricoperte da una fitta foresta si alternano a scoscesi dirupi e a improbabili vigneti coltivati su ripide terrazze. Qua e là sono disseminati villaggi idilliaci, con ordinate case con travi a vista e fieri campanili che sembrano usciti dal mondo della fiabe.. tutto questo è la Valle del Reno, patrimonio dell’umanità, ma non solo questo..

 

Arroccata dietro la sua cinta muraria logorata dal tempo sorge la minuscola Bacharach, insospettabile perla miliare, segreta capitale teutonica del vino..

Orbene ritengo che prima di poter proseguire in questo viaggio, sia necessario fare una sosta, seppur breve, per spiegare a coloro che ne avessero bisogno, un po’ di cose sul vino tedesco, con particolare riferimento alla Regione del Rheinland.

  

Dire Germania in ambito enologico vuol dire parlare di 13 Regioni vinicole, in cui si ottengono vini di maggiore pregio dagli uvaggi di Riesling, Silvaner, Muller-Thurgau e Pinot Nero, e vini talvolta interessanti da uvaggi secondari quali il Kerner, il Portugieser, lo Schrebe ecc.

Spesso bistrattati dai meno amanti dell’universo enologico, i vini tedeschi possono contare, invece, su un passato glorioso, basti pensare che tra il XVIII ed il XIX secolo i vini del Reno erano illustri e costosi quanto quelli del Bordeaux.

Complessi nella categorizzazione più per i nomi da ricordare (Spätlese, Trockenbeerenauslese ecc.) che per le caratteristiche in base alle quali le categorie stesse esistono, di fatti è possibile affermare che la qualità dei vini (intesa per qualità relativa alla categoria) varia in modo proporzionale alla quantità di zucchero presente nelle uve. Strano potrete pensare, ma non è così, dal momento che per poter fare un buon vino occorre uva matura.

Bene, è tempo di tornare a noi e al nostro viaggio, ma prima di addentrarci tra le mura medievali di Bacharach, è bene soffermarci su un Monastero Cistercense del XII secolo, dove fu scritta una pagina importante del Vino tedesco: Kloster Eberbach.. beh se questo nome non è in grado di evocare in voi nulla, forse, se tra i lettori c’è qualcuno che ricorda il film In nome della rosa (1986), allora avrà avuto già modo di visitare parte di questo luogo sacro.

  

Oltre che per ospitare un Monastero, tale misteriosa roccaforte fu usata come manicomio, prigione e persino ovile.. ma ciò non afferisce al nostro ambito, piuttosto, ciò che a noi interessa è che in queste mura fu coniata, dai monaci ad inizio ‘700 la parola Kabinett (allora con la dicitura Cabernedt) per indicare “un vino conservato per la sua qualità rara ed eccezionale”, categoria ancora oggi in vigore.      

Possiamo ora ritornare alla graziosa Bacharach. Aggrappata più che affacciata sul romantico Reno, vero feudo del Riesling, la cittadella è il cuore della regione vinicola del Rheingau. Una regione di 36 km in tutto, dal clima reso mite dai corsi fluviali, esposta a sud, e poggiata su terreni di quarzite e pietra d’ardesia in grado di esaltare le qualità dei migliori campioni della zona.

  

Ci sono tanti modi per assaggiare il vino in Germania, noi scegliemmo il più inusuale: sedemmo al tavolo della modesta taverna Zum Grunen Baum, ed ordinammo il “carosello”. Quindici Vini della regione serviti su di una tavolozza di legno, in una spirale ordinata per tipologia e concentrazione zuccherina..  

  

Senza volere né potere entrare nelle descrizioni dei singoli vini saggiati, mi limiterò a ripescare nei miei ricordi taluni tratti di alcune tipologie di essi.

Su tutte ricordo, per la straordinaria eleganza nonché per il coinvolgimento sensoriale, delle bottiglie provenienti dalle Einzellage (area vinicola corrispondente a un unico vigneto) di Erbach (Marcobrunn, Steinmorgen, Siegelsberg, Hohenrain e Schlossberg) e, per la spiccata caratterizzazione, quelle originarie della Grosslage (sito collettivo comprendente un’area a cui possono appartenere diverse Einzellagen) Erntebringer, dove produttori come Prinz von Hessen e Schloss Johannisberg rappresentano i veri punti di riferimento della Regione. Di questi vini conserverò il ricordo del frutto della pesca, della succosità oltre gli allora a me noti limiti, ma anche della mineralità ardita di alcune versioni di essi, sino a giungere, per i prodotti più rari, a dei nobilissimi sentori di miele.

Venendo al culmine del mio discorso ho da dire ancora una cosa, a me stesso prima che a voi, ovvero che viaggiare, ovunque ciò conduca, è l’unico autentico modo per continuare a crescere, poiché nel viaggio si serba la scoperta e nella scoperta vive l’autenticità di un giorno diverso dagli altri, fatti, nella maggior parte dei casi, di cose, persone e parole uguali a sé stesse quanto all’altro che vive oltre il sé.

Buon viaggio dunque, ovunque voi siate diretti..  

 

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