Metamorfosi dell’odierno mondo eno-gastronomico

Pubblicato: 13 aprile 2012 in Riflessioni sul Vino

Passa il tempo, inesorabilmente. Le cose e le persone cambiano, i sistemi si evolvono o, più spesso, si involvono. Ed io son qui a parlarne. Poiché, dopo aver riflettuto a fondo sulla possibilità di questo intervento in favore della “verità”, intesa nella sua accezione più profonda, sono giunto alla conclusione che ogni giorno, tacendo, si finisce per foraggiare un mostro, che dopo aver mietuto tutte le sue vittime, finirà per finire sé stesso.

E ciò è un tormento dell’anima.

Il sentimento che prevale in me, dopo aver approfondito la conoscenza del moderno mondo eno-gastronomico, è, decisamente, lo sconforto.

Osservo talenti lasciarsi rapire da una branca di squali interessati al tintinnio del denaro prodotto dalla loro aura che, paradossalmente, nell’atto di raggiungere il suo massimo splendore, finisce per glissarsi e spegnere in quegli astri la scintilla vitale, riconsegnandoli inevitabilmente all’ombra.

Osservo ragazzi dalle buone mani emergere dal nulla in un tempo prima inimmaginabile, aiutati ora da una penna impugnata da una mano potente, ora da un programma televisivo studiato al tavolino per produrre consensi. Ma è tutto un bluff. E quando i riflettori si spengono inizia la vera vita, un po’ più interessante, ma talmente cruda da lasciargli scoprire di essere stati affetti dalla sindrome di  Truman (Show)

Osservo potenzialità strozzate dall’incapacità di vestire i panni dell’attore, uomini o donne affannare nel tentativo di convincere gli altri del proprio estro, e vedo in loro la straziante delusione generata dal fallimento indotto da un sistema cannibale.

Ma ciò non è il peggiore dei mali. Il vero dramma risiede nella riluttanza di quegli stessi prigionieri nell’aprirsi al dialogo, anestetizzati come sono da abili incantatori. In tal modo il sistema genera agonia, lento declino dei valori e della verità. Il giusto diventa invisibile, ed il cielo si riempie di falsi soli. E colui che sarebbe potuto essere un silenzioso eroe del gusto, veste avidamente i panni del falso idolo, convinto che l’esser un buon cucinatore equivalga all’essere un esempio.

Ma cos’è la cucina se non un luogo d’incontro? Incontro di culture, di opinioni, di emozioni, di aberrazioni, di confronto, di scontro, di passione, di memorie..

Esiste un dove per ogni cosa, e la cucina non è luogo di elezioni o votazioni, non è luogo di supremazia, non è il set di un film, essa è piuttosto la bottega del mago.

Mi si dica, dunque, è veramente questo ciò che vogliamo? Abbiamo noi bisogno di nuove icone da copertina? E’ a ciò che tendiamo quando, armati di grande passione, partiamo e percorriamo l’Italia o il mondo alla ricerca di una nuova alchimia?

Smettano, dunque, i panni delle star, e tengano per sé le foto plastiche, coloro che hanno creduto di poter volare solo perché si sono ritrovati improvvisamente in alto.

In nome della più profonda passione si faccia un passo in dietro, poiché, dopo tutto, non c’è arte senza umanità, e non c’è umanità senza rinunce…

 

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