Archivio per marzo, 2013

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Nessuno studia, pochi lo bevono, criticano tutti. Sembra questo il motivo costante ad accompagnare l’era del vino in rete.

Che ci piaccia o meno sta tramontando (è tramontata?) l’epoca della stampa su carta, ed il presente è un’entità virtuale, “virtualizzata” in tutti i sensi. Ciò che in precedenza era l’approfondimento ora si riassume in un tweet, e l’attesa spasmodica di una storia scritta in carattere Courier trapunta di foto in bianco e nero, è ora soppiantata irrimediabilmente da un ammasso di foto coloratissime, sotto le quali striminzite descrizioni sembrano accompagnare a forza quelle immagini cariche di “significato”.

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Il processo di qualificazione è stato letteralmente spazzato via dall’ondata di blog, moltiplicatisi come cellule impazzite nel mare magnum del web, così che al comune lettore non è dato più di sapere l’origine di un articolo. In tale condizione, in cui volontariamente ci siamo cacciati, ogni affermazione apparentemente critica assume una leggerezza assoluta, finendo vittima indistinta del virus più diffuso sul web, ovvero del concetto più in voga nelle terre di confine, il  “tutto e il contrario di tutto”.

Dando uno sguardo a ciò che si scrive oggi di vino & co. su pagina elettronica, sembra incappare costantemente nello stesso paradigma. Chi si mette a battere sui tasti del computer è come se dicesse “se sembra a me allora è vero”. In tal modo si costruiscono delle realtà virtuali, fatte di convinzioni senza fondamenta, idee atecniche di una realtà molto più complessa di come appare, e di quella che parrebbe potersi riassumere con le prime impressioni che suscita.

asino

C’è da sorprendersi? Si, anzi no. Riflettiamo, siamo nel mondo dell’istruzione, della specializzazione, della settorializzazione. Eppure non c’è lavoro, la scuola non ti conduce a vita serena, i titoli sono carta straccia. E allora? E allora non c’è da sorprendersi se il risultato di tale non-corrispondenza tra l’edificato e l’abitabile sia il proliferare di rifugi mentali più che letterari, in cui le più variegate versioni della realtà prendono ad esistere più per sfogo che per vera convinzione.

..Questo è buono, questo no, quello merita un voto alto, quello non berlo mai.. Sentenze monocratiche fanno il pieno di “Mi piace” in rete, adepti inconsapevoli offrono il proprio tempo a riflessioni improvvisate, analisi monche di scienza si calcificano nei discorsi dissennati di Sunday tasters.

Tutti felici? E’ allarmante, ma sembra di si. La società, quella del vino, non si interroga sul problema. Dopo tutto, quelli più avveduti sanno come sfuggire agli incantatori. Ma il problema esiste. L’opinione, che per sua stessa natura è influenzabile, è già vittima della permeabilità della rete, enciclopedie no-cost spopolano nel mondo virtuale.

pirandello

L’epoca del Così è (se vi pare) è già in corso, la verità è oramai un elemento trascurabile, il partito del gutturale è in netto vantaggio